La solvibilità delle PMI italiane: un’analisi empirica

di Giuseppe Marzo e Elena Scarpino

pubblicato su Amministrazione & Finanza, n.6, 2015, pp. 66-73

Le metodologie per la valutazione dei progetti di investimento

Le decisioni di investimento sono tra le più importanti e complesse che un’impresa deve prendere. Esse sono sovente la traduzione concreta della strategia dell’impresa e coinvolgono risorse finanziarie e organizzative anche ingenti.

La teoria finanziaria e quella aziendale hanno nel corso del tempo proposto vari metodi per condurre la valutazione economica dei progetti di investimento che si possono dividere in due gruppi. Un primo gruppo raccoglie i metodi che sono sostanzialmente insensibili all'analisi del rischio. Vi rientrano i metodi più tradizionali basati su indicatori contabili come ad esempio il Return On Investment e il metodo del tempo di recupero (Pay-Back Period).

Nell'altro gruppo rientrano invece quei metodi che considerano formalmente il rischio del progetto e il valore finanziario del tempo: il Valore Attuale Netto (o Net Present Value), Real Options Analysis e il Tasso Interno di Rendimento (Internal Rate of Return). In questo secondo gruppo può anche trovare posto una variante del tempo di recupero che si basa sull'attualizzazione dei flussi di cassa attesi (Discounted Pay-Back Period).

Si possono poi avere alcune varianti nell'applicazione, quando ad esempio si impieghino l’analisi di sensitività, l’analisi per scenari e la simulazione Montecarlo.

Varie ricerche hanno evidenziato che non sempre nella pratica vengono impiegati i metodi che la teoria riconosce come più adeguati a cogliere le determinanti fondamentali del valore di un progetto: risultati attesi e rischio.

Cosa fanno le PMI italiane

Le PMI preferiscono i metodi di valutazione più semplici, più facili da comprendere e da applicare. Ciò può però condizionare negativamente la capacità di apprezzare pienamente le problematiche valutative connesse ai progetti di investimento. La diffusione degli Indici Contabili di Redditività suscita infatti la preoccupazione che fenomeni importanti quali il valore finanziario del tempo e soprattutto l’impatto della rischiosità del progetto sul suo valore non siano tenuti in debita considerazione.

Fortunatamente, metodi che stimolano a guardare nella giusta direzione sono impiegati da un buon numero delle PMI analizzate. Infatti i metodi basati sull'attualizzazione dei flussi di cassa, che considerano sia il diverso valore di flussi di cassa ottenuti in tempi diversi sia la rischiosità connessa al progetto di investimento, sono impiegati dal 27% delle imprese.

Le imprese impiegano generalmente più di un solo metodo di valutazione. Il Valore Attuale Netto, ad esempio, è sovente impiegato insieme al Tempo di Recupero (nella duplice versione), ai Tassi Soglia e al Valore Attuale Modificato. Tassi soglia e Tempo di Recupero sono poi spesso accomunati nella pratica delle imprese. Sebbene l'impiego contemporaneo di più metodi possa determinare a volte risultati ambigui, l'adozione congiunta di alcuni metodi può essere proficua. Ad esempio, Valore Attuale Netto e tempo di Recupero può consentire l'analisi del valore e del rischio connesso al tempo di rientro delle somme spese per l'investimento.

La ricerca svolta approfondisce le metodologie impiegate dalle imprese in funzione del loro fatturato, della tipologia di proprietà (familiare e non-familiare) e delle caratteristiche del responsabile finanziario (titolo di studio, età e anzianità aziendale). Il titolo di studio del Direttore Finanziario sembra giocare un ruolo importante in merito all'applicazione dell’uno o dell’altro metodo di valutazione. All'aumento del grado di istruzione, infatti, si assiste alla maggior diffusione di metodi di valutazione più complessi. Tipicamente Direttori Finanziari più giovani e con minor seniority sono i principali portatori di questa applicazione.

Sono soprattutto le imprese a proprietà familiare (20,5%) a impiegare gli indicatori contabili, che stranamente sono tra i metodi preferiti anche tra coloro che hanno un Master (30%) e dai laureati magistrali (19,4%). Ci si sarebbe aspettato che gradi di istruzione più elevati si accompagnassero all'impiego di tecniche più avanzate.

Un terzo delle imprese non si cura di stimare il costo medio ponderato del capitale acquisito. Il dato va inteso nel senso che probabilmente queste imprese non si pongono il problema se il progetto sotto valutazione possa essere in grado di remunerare adeguatamente il capitale investito. La nostra esperienza testimonia che generalmente ciò che manca non è la conoscenza del costo del debito, ma invece quella del costo opportunità del capitale netto, cioè il rendimento minimo necessario a controbilanciare il rischio corso dall'imprenditore o dai soci dell’impresa.

Ancora una volta il costo medio ponderato del capitale è utilizzato dalle imprese con Direttori Finanziari più giovani, per età e seniority, e con grado di istruzione elevato. È infatti impiegato dal 42,3% dei Direttori che hanno conseguito un Master.

Le imprese tengono poi conto di alcune particolari tipologie di rischio che impattano sui progetti di investimento. Rischio di insolvenza, rischio connesso alle dimensioni del progetto e rischio legato alla variabilità dei prezzi delle materie prime sono i tre fenomeni che spingono le imprese a riflettere in modo specifico sulla rischiosità dei progetti che valutano.


Qui sotto potete trovare il file pdf con l'articolo completo.

Data pubblicazione: 9/02/2021

Argomento: Investimenti, Decisioni
Condividi su: