Le PMI italiane e il rischio nel mercato delle commodity

di Giuseppe Marzo, Elena Scarpino e Daniele Dal Bianco

pubblicato in Amministrazione & Finanza, n. 10/2015 pp. 58-69

Il mercato delle commodity

Le commodity sono oggetto di attenzione da parte di investitori e speculatori che le considerano un’opportunità di investimento finanziario in grado di generare elevata redditività. Perciò, sebbene gli scambi commerciali connessi all’economia reale svolgano ancora un ruolo importante, i mercati delle commodity sono diventati molto simili ai finanziari in termini di motivazioni e strategie dei partecipanti. Già a partire dal 2002, i prezzi delle commodity sono cresciuti di pari passo con l’intensificazione dell’uso dei contratti derivati il cui numero si è triplicato tra il 2002 e il 2005.

Tuttavia il maggior ruolo svolto dagli investimenti puramente speculativi non deve oscurare né il ruolo fondamentale che le commodity hanno nell’ambito dell’economia reale; né il fatto che gli stessi contratti derivati che pure sono al centro dei fenomeni speculativi siano fondamentali per la copertura dei rischi derivanti dalle fluttuazioni dei prezzi.

Le strategie per la copertura dai rischi di prezzo

Le imprese usano alcune strategie per la copertura dal rischio generato dalle variazioni di prezzo, che è senza dubbio il principale per chi opera sui mercati delle commodity:

1. Impiego di contratti derivati, che possono essere regolati con la consegna fisica della merce (delivery settlement) o con una liquidazione monetaria (cash settlement).

2. Diversificazione del mix di acquisto in modo da compensare le variazioni di prezzo di una commodity con quelle opposte di un’altra.

3. Costituzione di scorte speculative di materie prime, tipicamente nei periodi di ribasso delle quotazioni.

4. Impiego di contratti assicurativi.

5. Stipula di contratti a lungo termine, con i quali predeterminare il prezzo di acquisto o di vendita della commodity.

6. Clausole contrattuali di variazione dei prezzi, che consentono un aggiornamento dei prezzi in relazione alle variabili di mercato.

7. Clausole di hardship, che consentono alle parti di rinegoziare i rapporti contrattuali nel caso si verifichino circostanze avverse.

8. Accantonamento di risorse a fondi riserva con i quali far fronte a variazioni impreviste e negative dei prezzi.

Cosa fanno le PMI italiane

L’indagine si è svolta analizzando imprese di dimensione piccola e media appartenenti ai settori che l’analisi della letteratura ha consentito di individuare come i più soggetti a tali rischi.

I risultati dell’analisi offrono uno spaccato per certi versi paradossale e insieme preoccupante. Sebbene molte delle imprese che hanno risposto compiutamente al questionario dichiarino di percepire non solo una rilevante esposizione a quei rischi ma anche un loro peggioramento a partire dal 2008 e scarso ottimismo che la situazione possa migliorare nel futuro; poche di esse gestiscono in modo attivo il rischio.

Infatti è modesta la percentuale di imprese che ha al proprio interno una specifica unità per la gestione dei rischi e inoltre tutte le altre possibili strategie di copertura sono poco attuate e quando lo sono sembrano essere il frutto di decisioni estemporanee.

In alcuni casi, come quello dell’impiego dei derivati, la complessità degli strumenti e la scarsa conoscenza da parte delle imprese rappresentano i principali fattori di ostacolo. Tuttavia si rileva che alcune imprese che pure nel passato li hanno utilizzati oggi hanno rinunciato a farlo, a motivo del fatto che furono impiegati in modo non corretto. Si tratta certamente di uno spunto interessante per quanti operano in tale ambito, affinché non solo agiscano per colmare il divario di conoscenze, ma anche lo facciano in modo da soddisfare le reali necessità aziendali.

Tra le strategie più utilizzate vi è la sottoscrizione di contratti di lungo termine, tuttavia nella forma più semplice e senza la possibilità di rivedere i prezzi in funzione delle fluttuazioni di mercato. Forse il modesto potere contrattuale connesso alla dimensione non consente alle imprese di ottenere tali strumenti di salvaguardia.

Rimane però il fatto che le PMI italiane sono poco attive nelle strategie di copertura dai rischi. E ciò pone il problema di come supportarle in termini di conoscenze e consapevolezza relativamente sia ai rischi che corrono che alle possibili modalità di copertura.


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Data pubblicazione: 9/02/2021

Argomento: Crisi d'impresa, Performance d'impresa
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