Le PMI italiane e i rischi finanziari e di mercato: un’analisi empirica

di Giuseppe Marzo, Elena Scarpino e Carlo Bismondo

pubblicato in Amministrazione & Finanza, num. 8/2015 pp. 79-89.

I rischi nella gestione aziendale

Le categorie di rischio aziendale sono essenzialmente quattro:

1.Rischio operativo, che origina dalla disfunzione o dall’inadeguatezza della strategia, delle risorse umane, dei processi e del sistema aziendale oppure da eventi esterni;

2.Rischio di business relativo ai cambiamenti inattesi del contesto competitivo o del trend economico in generale;

3.Rischio finanziario, che ricomprende quei rischi di matrice tipicamente finanziaria che maturano però da decisioni dell’impresa e non dagli andamenti del mercato, come ad esempio il rischio di credito (relativo all’incertezza che la controparte o l’azienda stessa non riesca a far fronte ai propri impegni contrat-tuali) e il rischio di liquidità (legato all’insufficiente liquidità per far fronte ai pagamenti e alla difficoltà di acquisirne anche mediante l’alienazione di beni);

4.Rischio di mercato, definibile come la possibilità che una variazione del tasso di interesse, di cambio o del prezzo (relativo specialmente alle materie prime) modifichi il valore dell’azienda.

Le strategie per la gestione dei rischi finanziari e di mercato

La gestione dei rischi finanziari e di mercato può farsi sia mediante l'implementazione di strategie interne che esterne.

Ad esempio, il rischio di credito può gestirsi sia migliorando i processi di selezione e affidamento della clientela, sia sfruttando la compensazione di partite creditorie e debitorie, quando possibile. Il rischio di liquidità può avvenire riducendo la durata del ciclo monetario-finanziario, agendo sui tempi di incasso e pagamento e sulla durata del processo produttivo. Oppure è possibile operare sul corretto bilanciamento delle scadenze degli investimenti e dei finanziamenti (la cosiddetta coerenza temporale tra fonti/impieghi).

Anche per la gestione del rischio di prezzo è possibile impostare strategie di copertura interne, come ad esempio, le politiche di multiple e parallel sourcing, che mirano a differenziare il parco fornitori per indurli a competere tra di loro ottenendo prezzi e condizioni più vantaggiose.

Le strategie esterne di gestione del rischio si realizzano impiegando strumenti finanziari derivati o trasferendo il rischio a terzi.

Cosa fanno le PMI italiane

In generale si è riscontrata una modesta percezione da parte delle PMI italiane delle propria esposizione a queste tipologie di rischio e conseguentemente un atteggiamento sostanzialmente non proattivo.

Si è rilevata, per così dire, una mancanza di «cultura del rischio», che da un alto potrebbe derivare dalla carenza di conoscenze specifiche sul tema o dalla tendenza a minimizzare il problema.

La maggior parte delle aziende intervistate non ha al proprio interno una funzione specifica per valutare, gestire e monitorare i rischi finanziari e di mercato. In particolare risulta assente una figura specifica competente, assunta appositamente per la gestione del rischio.

Una parte rilevante delle imprese intervistate, poi, tende ad imputare la propria esposizione ad alcune tipologie di rischio (in specie il rischio cambio e il rischio prezzo) a cause esogene all’azienda, affrancandosi così dalla ricerca di strategie e politiche interne efficaci contro tale situazione.

Sebbene i risultati dell’indagine possano essere inficiati dal tasso di risposta o dalla volontaria offerta di risposte errate da parte delle imprese, il problema che si evidenzia è rilevante. Infatti trascurare le tipologie di rischio qui esaminate può compromettere la continuità dell’impresa.


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Data pubblicazione: 9/02/2021

Argomento: Crisi d'impresa, Performance d'impresa
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