Sistemi di allerta e previsione dell’insolvenza: approcci tradizionali e nuove prospettive

di Giuseppe Marzo e Elena Scarpino

pubblicato su Amministrazione & Finanza n. 8-9, 2020, pp. 65-70

L'allerta della crisi

Come è noto, il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCI) ha introdotto l’attivazione dei sistemi di allerta volti a individuare per tempo l’arrivo di una crisi. Il compito di elaborare gli indicatori della crisi necessari al completamento dei sistemi di allerta è assegnato al CNDCEC. Si tratta di indicatori che “utilizzati individualmente” risultano altamente predittivi della crisi.Il sistema di allerta proposto dal CNDCEC è qualificato come “un modello multivariato, costruito attraverso una logica “combinata”, ancorché la valutazione degli indici selezionati non si è tradotta in uno scoring multivariato di ponderazione degli indici, ma nella contemporanea evidenza di una combinazione di eventi di superamento di soglie di tenuta..”.Esso è strutturato su due livelli:

  • Al primo si trovano due indici: il Patrimonio Netto e il Debt Service Coverage Ratio (DSCR). Il patrimonio netto segnala la probabilità di crisi quando negativo o al di sotto del limite legale (se esistente). Il DSCR deve essere superiore a 1 per indicare la continuità aziendale. Se un’impresa supera il test del Patrimonio Netto, allora si considera il DSCR.
  • Al secondo livello, si trovano cinque indicatori (Indice di sostenibilità degli oneri finanziari, Indice di adeguatezza patrimoniale, Indice di ritorno liquido all’attivo, Indice di liquidità e l’Indice di indebitamento previdenziale e tributario) da considerare qualora il DCSR non sia calcolabile o attendibile. Per ogni indicatore, di primo o di secondo livello, il CNDCEC con il supporto della Centrale dei bilanci di Cerved ha fornito delle soglie che identificano situazioni di criticità. I cinque indicatori devono tutti congiuntamente superare le soglie di criticità per inviare il segnale della presunta crisi.

La selezione di questi indicatori lascia perplessi per vari aspetti. Innanzitutto, per l’effettiva tempestività con cui essi possano allertare circa l’arrivo di una crisi. Ad esempio, il valore del patrimonio netto genera un allarme se negativo o inferiore al minimo legale (sic!); e il DSCR se, con una prospettiva di almeno 6 mesi futuri, i flussi di cassa attesi non superano i flussi di cassa necessari al servizio del debito. E se il DSCR non può calcolarsi in modo attendibile, allora occorre che tutti gli altri 5 indici superino le soglie previste. In altre parole, l’impiego di questi indicatori corre il rischio di avvisare della crisi proprio a ridosso della sua definitiva conclamazione.

Inoltre, l’individuazione di indici da utilizzare in modo isolato e sequenziale per i due indici di primo livello, sembra percorrere un sentiero diverso da quello tracciato sin dal 1968, allorché Edward Altman formalizzò il suo modello Z-Score distaccandosi da una prassi consolidata che vedeva proprio nell’uso isolato e sequenziale degli indici di bilancio la modalità allora corrente di previsione dell’insolvenza.

I contenuti del nostro articolo

Questo lavoro svolge alcune riflessioni sull’uso degli indici di bilancio per la previsione della crisi di impresa adottando un approccio che si discosta da quello fatto proprio dal CNDCEC, ed è anche differente rispetto ai modelli di scoring più noti, come appunto lo Z-Score di Altman. Si tratta di un approccio sviluppato da alcuni studi che trattano la previsione della crisi individuando percorsi di fallimento tipici che si caratterizzano per una particolare evoluzione degli indicatori di bilancio. Questi studi sono particolarmente interessanti per chi si occupa di allerta della crisi.

È ormai una tendenza consolidata in letteratura quella di considerare la crisi come il risultato di un percorso che ogni azienda compie a suo modo, sebbene si possano individuare alcuni idealtipi comuni. Il passaggio dalla crisi intesa come evento, alla crisi vista come fase finale di un percorso, consente di riflettere sul fatto che tranne alcuni casi in cui la crisi dipende da fenomeni inattesi, come ad esempio quelli determinati dal Covid 19, le imprese coltivano il germoglio della crisi sin da parecchi anni prima della sua manifestazione conclamata.

Comprendere le caratteristiche dei vari percorsi può quindi allertare le imprese ad attivarsi per contrastare la crisi non appena verificano che l’andamento dei loro indici comincia a seguire quello tipico di un certo percorso. Ciò permette un intervento più rapido e realmente anticipatorio rispetto ad altri modelli di previsione che hanno un orizzonte di analisi fermo all’anno o ai sei mesi.

Gli studi presentati sono stati elaborati con riferimento a vari Paesi, e dimostrano che esistono degli schemi di fallimento che si caratterizzano per determinati andamenti degli indici economico-finanziari. Si tratta di studi meno noti rispetto a quelli di Altman, ma che generano un profondo interesse poiché consentono di presagire l’avvicinarsi della crisi con congruo anticipo, e permettono perciò al management aziendale di approntare per tempo azioni capaci di prevenire la crisi.


Qui sotto potete trovare il file pdf con l'articolo completo.

Data pubblicazione: 9/02/2021

Argomento: Crisi d'impresa, Strategia
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